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INCHIESTA NEL MONDO
DELLA PROMOZIONE SOCIALE
per la realizzazione di una Guida alle associazione di promozione sociale

1. Report
analisi delle risposte al questionario
rivolto ai Presidenti Regionali e Provinciali CSEN

 

1. Premessa metodologica

Il presente report costituisce il resoconto della prima fase della ricerca ‘Inchiesta nel mondo della promozione sociale per la realizzazione di una ‘Guida alle Associazione di Promozione Sociale’, a sua volta parte delle azioni previste nel più ampio progetto “Etica e promozione sociale: C.S.E.N. da un ENTE grande ad un GRANDE Ente’.
Obiettivo di questa prima fase della ricerca è stato l’esplorazione delle percezioni e rappresentazioni e delle competenze dei dirigenti dei Comitati Locali C.S.E.N in materia di promozione sociale e delle strategie in atto da parte delle sedi provinciali in merito alla promozione sociale, anche attraverso l’affiliazione/collaborazione con le associazioni di promozione sociale (APS).
Tale esplorazione è stata realizzata attraverso la predisposizione di un questionario rivolto a tutti i dirigenti C.S.E.N..
Il questionario, allegato al presente report, è stato reso il più agile possibile – poche domande, molte delle quali con risposte chiuse - al fine di ridurre al minimo il tempo di compilazione.
Il questionario, autosomministrato, ha previsto la possibilità di compilazione sia attraverso il collegamento ad una piattaforma on line, sia attraverso la modalità cartacea e l’invio per fax o posta.

2. I dati raccontano….

Al questionario hanno risposto n. 54 dirigenti e responsabili regionali e provinciali C.S.E.N., di questi il 50% afferiscono a realtà locali del Nord Italia, e precisamente il 26% al Nord Est e il 24% al Nord Ovest (v. grafico n. 1). La quota di Dirigenti delle altre aree geografiche italiane tende a diminuire progressivamente via via che ci si sposta dal Nord verso il Centro (20%), al Sud (15%) e alle Isole (15%).

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Coerentemente con il carattere esplorativo dell’indagine, la seconda domanda presente nel questionario si è proposta di esplorare le aree di attività maggiormente rappresentative della realtà dei comitati C.S.E.N., e pertanto è stata prevista una risposta multipla agli items indicati, con il limite di indicare al massimo n.3 risposte.
Sono così state raccolte n. 152 risposte, che indicano come attività principali dei comitati:
1. ‘affiliazione e tesseramento’: 25% sul totale delle risposte (indicata dal 70% degli intervistati);
2. ‘organizzazione di gare ed eventi sportivi’: 18% sul totale delle risposte (indicata dal 50% degli intervistati).
3. ‘consulenza per affiliazione e tesseramento’: 16% sul totale delle risposte (indicata dal 45% degli intervistati).

E’ evidente che le attività connesse al ‘tesseramento’ (41% sul totale delle risposte) costituiscono l’impegno principale dei Comitati intervistati.

Altre attività che impegnano significativamente i Comitati sono la ‘consulenza fiscale e contabile’ (12% sul totale delle risposte, indicata dal 33% degli intervistati) e l’ ‘organizzazione di corsi istruttori e aggiornamenti’ (12% sul totale delle risposte, indicata dal 33% degli intervistati.
Come evidenziato nel grafico n. 2, tutte le altre attività indicate nel questionario impegnano quote molto più basse del campione in esame (pari o inferiori al 6%). Tra queste, una particolare rilevanza ai fini della presente ricerca è assunta dall’attività ‘organizzazione di attività ed eventi di promozione sociale’, che rappresenta il 6% sul totale delle risposte ed è indicata dal 17% degli intervistati. Un dato che può sembrare basso, ma se si confronta con il 18% di organizzazione di eventi sportivi e gare e con il 6% di convegni sullo sport non appare cosi contenuto. Attraverso le risposte ottenute, si tratteggia il quadro di un’organizzazione molto concentrata sulle attività ordinarie quali il tesseramento, le affiliazioni e le consulenze (che insieme rappresentano il 65% delle attività) e un po’ meno sulle attività straordinarie e promozionali.

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La domanda successiva del questionario è stata mirata ad individuare le modalità prevalenti con cui i Comitati promuovono l’affiliazione dei nuovi associati. Anche in questo caso, in considerazione del fatto che ogni Comitato può attivare più modalità, è stata fornita l’indicazione di un numero massimo di 3 risposte. Sono così state raccolte n. 142 risposte, che individuano come principale modalità quella di ‘offrire servizi e consulenze mirate’ (29% sul totale delle risposte, indicata dal 76% degli intervistati). Anche la modalità ‘attraverso il tam tam dei propri associati’ è significativamente seguita dai Comitati intervistati (22% sul totale delle risposte, indicata dal 57% degli intervistati). In terza posizione, si riscontrano a pari merito, altre due modalità ‘organizzando eventi promozionali’ e “partecipando a reti associative, tavoli istituzionali, momenti di confronto, ecc.’ (entrambe il 15% sul totale delle risposte, indicate dal 39% degli intervistati).
Di poco inferiore come frequenza di risposta, è la modalità ‘attraverso una promozione pubblicitaria e una forte presenza sul web’, che rappresenta il 13% sul totale delle risposte ed è stata indicata dal 33% degli intervistati.
Infine, la modalità meno seguita risulta essere la ‘promozione porta a porta’, che costituisce il 5% delle risposte raccolte ed è stata indicata dal 15% degli intervistati.
Dalle risposte raccolte emerge che la strategia di promozione di nuove affiliazione è affidata prevalentemente ai “fatti” piuttosto che alla “pubblicità”: i fatti (offrire servizi e consulenze mirate, il tam tam dei propri associati, il lavoro di rete, ecc.). Per valutare le strategie di affiliazione bisogna tenere conto dell’obbligo degli enti sportivi di affiliarsi a un ente di secondo livello come C.S.E.N.. Il tipo di strategia basata sulle pratiche e il tam tam nel settore risulta dunque probabilmente efficace per far scegliere C.S.E.N. e non altri, se rivolta agli enti sportivi, ma potrebbe non costituire la strategia vincente per affiliare le associazioni di promozione sociale che non hanno tale obbligo e alle quali il vantaggio di affacciarsi a al mondo e alle opportunità offerte da un Ente come C.S.E.N. richiede probabilmente modalità più complesse.

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La domanda successiva è stata finalizzata ad esplorare, se nel corso degli ultimi due anni sono state realizzate dai Comitati attività o iniziative particolari, con una valenza ”sociale”. Ha risposto affermativamente l’81% degli intervistati (v. grafico n. 6).

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La tipologia degli ambiti del sociale, in cui sono state realizzate tali attività è stata indagata dalla domanda successiva, che consentiva di indicare un numero massimo di tre risposte. Sono state così raccolte 101 risposte che hanno evidenziato come l’ambito sociale in cui sono state realizzate la maggior parte delle iniziative è rappresentato da quello della ‘disabilità’ (27% sul totale delle risposte, indicato dal 65% degli intervistati che hanno realizzato attività con valenza sociale). Oltre a quello della disabilità, le iniziative ‘con valenza sociale’ realizzate hanno riguardato in egual misura i ‘bambini’, il ‘benessere psicofisico’ e l’area ‘culturale’ (ciascuna il 15% sul totale delle risposte, indicate ognuna dal 35% degli intervistati che hanno realizzato iniziative con valenza sociale).
Meno rappresentati risultano essere i tradizionali ambiti della sfera di intervento sociale, quali gli interventi destinati a anziani, migranti, comunità, o quelli misti socio-ambientali (ambiente, animali) o socio-sanitari (salute mentale). Tra questi solo l’ambito degli anziani e dell’ambiente incidono in egual misura sull’8% delle risposte e sono indicati dal 18% degli intervistati che hanno promosso iniziative con valenza sociale. Tutti gli altri appaiono residuali (vedi grafico n. 7 e n. 8).

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In considerazione delle risposte appena illustrate, appare ancora più significativo quanto emerso nella domanda successiva, volta a sondare la percezione degli aspetti comuni tra l’attività sportiva e l’attività di promozione sociale da parte degli intervistati. Anche in questo caso sono state ammesse al massimo tre risposte, il che ha consentito di raccogliere 105 risposte.
Gli intervistati sono stati molto determinati nel sostenere la presenza di aspetti comuni tra lo sport e il sociale, come evidenzia la totale assenza di risposte quali: non so, niente, altro. A parere degli intervistati, questi aspetti comuni sono dati principalmente da:
• un obiettivo ad ampio raggio quale il ‘favorire entrambi l’inclusione sociale’ (25% sul totale delle risposte, indicato dal 48% degli intervistati);
• un obiettivo a piccolo raggio, quale il ‘favorire lo sviluppo di momenti di socialità e solidarietà sociale’ (24% sul totale delle risposte, indicato dal 46% degli intervistati);
• la tipologia dei destinatari delle attività/iniziative, in quanto ‘possono rivolgersi agli stessi beneficiari socialmente fragili - bambini, disabili, anziani, ecc. (20% sul totale delle risposte, indicato dal 39% degli intervistati).

Inoltre, sono segnalati con frequenza rilevante, anche altri due aspetti, quali:
• la comune ‘valenza educativa’ (16% sul totale delle risposte, indicato dal 31% degli intervistati);
• la comunanza di obiettivi quali il ‘benessere individuale e collettivo’ (15% sul totale delle risposte, indicato dal 30% degli intervistati).

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E’ molto interessante a questo proposito l’emergere di un’idea dei punti di confine tra sport e dimensione sociale che non si incentra esclusivamente sul terreno dell’attenzione agli ultimi (39% degli intervistati), pur presente, ma che si sofferma in particolare sui processi di inclusione sociale e di coesione comunitaria (l’item dell’inclusione sociale al 48% e quello sulla socialità al 46%!). Sembra qui delinearsi il superamento di una possibile rappresentazione dicotomica della relazione tra sport e sociale, in base alla quale lo sport è sociale quando si occupa di fasce deboli e può diventare agonismo o professionismo quando si occupa della generalità dei soggetti. Dalle risposte raccolte, emergono, infatti, le basi per una filosofia di “sport integrato”.

Dopo aver esplorato gli elementi comuni tra l’ambito sportivo e quello della promozione sociale, è apparso opportuno approfondire la percezione che i Dirigenti dei Comitati regionali e provinciali hanno di quest’ultimo ambito, attraverso una domanda mirata che prevedeva al massimo due risposte. Sono così state raccolte n. 94 risposte, attraverso le quali è emerso che il sociale è innanzitutto percepito come:
• ‘favorire lo sviluppo di comunità solidale e la partecipazione’ (25% sul totale delle risposte, indicato dal 44% degli intervistati);
• ‘sostenere la realizzazione dei diritti delle persone’ (19% sul totale delle risposte, indicato dal 33% degli intervistati).
• ‘promuovere il benessere psicofisico’ (17% sul totale delle risposte, indicato dal 30% degli intervistati).
• ‘’dare una mano a chi ha bisogno (16% sul totale delle risposte, indicato dal 28% degli intervistati).
Tuttavia, anche gli altri items previsti nella risposta codificata – ‘accompagnare verso l’autonomia’ e ‘fornire opportunità e supporto materiale’ - sono stati indicati da una quota minoritaria, ma comunque significativa del campione (rispettivamente il 19% e il 17% degli intervistati), sottolineando che la percezione del sociale si presenta alquanto eterogenea.

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La percezione e una rappresentazione del sociale particolarmente attenta all’inclusione sociale e allo sviluppo di comunità, che emerge dalle risposte alla domanda precedente, acquista un maggiore valore, alla luce della domanda successiva dalla quale emerge una conoscenza diretta del campo d’azione: il 69% degli intervistati, infatti, afferma che il comitato locale di cui è responsabile collabora con associazioni di promozione sociale presenti nel territorio, anche se non federate allo C.S.E.N. o con reti dell’associazionismo (vedi grafico n. 13).

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Per esplorare i principali ambiti in cui tali collaborazioni sono state attuate nel corso del 2014, la successiva domanda - sempre a risposte chiuse - prevedeva un massimo di due risposte e in questo modo sono state raccolte n. 67 risposte, che hanno evidenziato tre principali contesti in cui i Comitati locali C.S.E.N. hanno collaborato con le associazioni di promozione sociale:
• Disabilità (33% sul totale delle risposte, indicata dal 41% degli intervistati);
• Culturale (22% sul totale delle risposte, indicata dal 28% degli intervistati)
• Benessere psicofisico (18% sul totale delle risposte, indicati dal 22% degli intervistati)
Tutte gli altri ambiti indicati nelle modalità di risposta precodificato, hanno riportato valori pari o inferiori al 6% sul totale delle risposte, testimoniando il carattere residuale di questi ambiti di attività (vedi grafico n. 14 e n. 15).
Emerge qui oltre a una particolare attenzione a iniziative rivolte alla disabilità, tema ormai legato allo sport anche nella percezione comune dell’opinione pubblica e una particolare attenzione alla collaborazione con associazioni di natura culturale che si collega anche agli ambiti d’iniziativa sociale emersi in una domanda precedente (vedi grafico 7). Sembra dunque esserci una particolare attenzione da parte di C.S.E.N. all’associazionismo culturale e agli ambiti di iniziativa culturale che appaiono come un’interessante particolarità.

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Il questionario è poi proseguito chiedendo ai Dirigenti regionali e locali se, nell’ambito della collaborazione con le associazioni di promozione sociale vi erano state difficoltà nella individuazione di bandi pubblici a cui partecipare. A questa domanda ha risposto il 74% degli intervistati e di questi il 57% ha risposto di aver riscontrato delle difficoltà (v. grafico n. 16).

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Per esplorare la tipologia delle difficoltà riscontrate, il questionario ha proposto agli intervistati una domanda a risposta libera, alla quale hanno risposto n. 14 intervistati, dalle quale sono emersi tre principali ambiti di difficoltà:
• difficoltà di ‘processo’, ovvero inerenti un deficit di conoscenza in merito alle modalità con cui individuare le possibilità di finanziamento di attività o iniziative attraverso i bandi (ad esempio: ‘non si sa dove e cosa guardare’), in merito alla compilazione dei formulari o dovute all’assenza di bandi specifici. Le difficoltà di processo sono state quelle maggiormente segnalate dagli intervistati (n. 8);
• difficoltà di ‘merito’, ovvero connesse alla tipologia dei bandi (ad esempio: regionale, provinciale, comunale, europei) o alla tipologia dei soggetti beneficiati delle azioni finanziate dal bando (ad esempio: attività per disabili e anziani). Tale ambito di difficoltà è stato indicato da n. 3 intervistati;
• difficoltà di ‘supporto’, ovvero relative alla possibilità, anche economica, di avvalersi di consulenti esperti o della collaborazione dell’Ufficio C.S.E.N. Progetti, ecc. competenti nella individuazione/compilazione del bando/formulario. Tale tipologia di difficoltà è stato evidenziato da n. 3 intervistati.
Dalle risposte ottenute, si individua principalmente una difficoltà legata alle competenze che devono essere affinate in questo campo per permettere ai Comitati Locali di cogliere queste opportunità.

Sembrano confermare questa difficoltà le risposte alla successiva domanda, rivolta ad indagare la presenza nella regione di appartenenza dei Dirigenti regionali e provinciali di specifici fondi pubblici per le associazioni di promozione sociale, il 51% degli intervistati ha affermato di non saperlo e l’8% ha risposto negativamente. Pertanto solo il 41% conosce fondi di questo tipo (vedi grafico n. 17).

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Incrociando la domanda 8 relativa alla collaborazione con le APS con la 12 relativa alla conoscenza di fondi pubblici emerge che la conoscenza di tali fondi risulta correlata alla pregressa collaborazione con le APS o con le reti di associazionismo, come evidenziato nel grafico n. 17/A.  Infatti quasi tutti coloro che conoscono i fondi ci dicono che hanno rapporti con Associazioni anche non affiliate allo C.S.E.N. mentre tra chi non ha conoscenza una metà non ha neanche relazioni con le associazioni. Questo per un verso appare anche logico ma ci conferma che il tema delle conoscenze si lega a una pratica quotidiana di rete piuttosto che all’aver acquisito conoscenze attraverso percorsi formativi o con altre modalità.

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A coloro che hanno risposto affermativamente alla precedente domanda, è stato richiesto di indicare se tali fondi sono stati utilizzati da C.S.E.N.. Di questi solo il 31% sostiene di aver utilizzato i fondi pubblici specifici per le associazioni di promozione sociale (vedi grafico n. 18).

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A fronte di un interesse alto verso il mondo della promozione sociale che emerge in molte risposte fornite al questionario, si riscontra una sostanziale difficoltà a tradurre questo interesse in una progettualità sistematica che dia continuità al rapporto non confinandolo a una dimensione estemporanea per quanto di valore. La mancanza di conoscenza specifiche sul mondo della promozione sociale e anche in presenza di tali conoscenze la difficoltà emersa ad utilizzare le fonti di finanziamento, rappresentano una barriera concreta per una progettualità condivisa di largo respiro, in quanto la progettualità nel sociale non si sostiene attraverso finanziamenti privati e di mercato, ma finanziamenti pubblici (locali, provinciali, regionali, europei) o di fondazioni bancarie, ecc.

Alla luce delle risposte raccolte alla domanda precedente risulta particolarmente significativo l’approfondimento richiesto dal questionario nella domanda successiva, teso ad indagare, attraverso una risposta aperta, il motivo per cui tali fondi non sono stati utilizzati.
A tale domanda hanno risposto n. 12 intervistati e le loro risposte sono state ricodificate nella seguente tipologia di motivazioni:
• Carenza di informazioni sui bandi e onere eccessivo della progettazione senza garanzia di vincere il finanziamento, segnalata da n. 4 intervistati;
• Motivazioni strategico-programmatiche, sottolineate da n. 4 intervistati, che hanno evidenziato, ad esempio, la presenza di altre priorità;
• Non coinvolgimento di C.S.E.N. da parte delle APS, come indicato da n. 2 intervistati che hanno esplicitato che ‘non c’è stata nessuna associazione interessata’ e che ‘ad oggi le APS si sono dimostrate autonome‘;
• Esito negativo alla partecipazione al bando, indicato da un intervistato che chiarisce che il progetto presentato non ha ‘superato la valutazione di istruttoria’;
• Motivazioni per così dire ‘personali’, in quanto un intervistato, che probabilmente da poco tempo esercita il ruolo di dirigente C.S.E.N., indica come motivo del non utilizzo dei fondi, il fatto che ‘non ero ancota responsabile C.S.E.N.

Dopo aver così esplorato lo ‘stato dell’arte’ della relazione tra lo C.S.E.N. e la promozione sociale, il questionario ha esplorato la dimensione più legata ai ‘desiderata’, a quello che Dirigenti ritengono opportuno ‘essere’ sempre rispetto alla area della promozione sociale. Alla domanda se gli intervistati ritengono utile per lo C.S.E.N. favorire l’adesione delle associazioni di promozione sociale, il 94% degli intervistati si esprime favorevolmente (v. grafico n. 19).

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Alla successiva richiesta di indicare il motivo prevalente di tale risposta affermativa, gli intervistati indicano tra i principali motivi il fatto che le associazioni di promozione sociale che aderiscono allo C.S.E.N.:
• ‘Permettono di sviluppare meglio le potenzialità sociali ed educative dello sport’ (43% sul totale degli intervistati che hanno risposto affermativamente);
• ‘Permettono uno scambio e l’acquisizione di nuove competenze nell’ente’ (31% sul totale degli intervistati che hanno risposto affermativamente);
• ‘Ampliano il raggio di azione dei destinatari delle attività sportive’ (10% sul totale degli intervistati che hanno risposto affermativamente).

Le motivazioni indicate dalle risposte precodificato (vedi grafico n. 20) esprimono valori pari o inferiore al 6%.

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Si evidenzia qui nettamente un’attribuzione di valore dell’incontro tra C.S.E.N. e mondo delle APS, che non è di natura strumentale, cioè finalizzato all’accesso a nuovi finanziamenti o all’estensione delle affiliazioni o al mercato delle consulenze, ma piuttosto incentrato sulla ricerca di uno scambio più profondo sul terreno dei valori da una parte e delle competenze dall’altro.
Il tema dello scambio di competenze in particolare è un tema interessante che emerge anche in altre parti del questionario e che indica una richiesta matura verso il mondo del sociale non come terreno di conquista o come terreno semplicemente per dare una patina morale allo sport, ma come terreno reale di confronto e crescita.
L’altra faccia della medaglia però potrebbe essere rappresentata da una sottovalutazione dello sviluppo strategico e di mercato da parte dei dirigenti C.S.E.N. delle opportunità che il terreno del sociale e delle APS offrono, e questo potrebbe spiegare la ragione per cui poi alcuni propositi, atteggiamenti e anche relazioni fatichino a tradursi in priorità e progettualità concreta

E’ stata poi rivolta la domanda di specificazione del motivo prevalenti, a coloro che hanno fornito una risposta negativa sull’utilità per lo C.S.E.N. di favorire l’adesione delle associazioni di promozione sociale. In questo caso nessuno degli intervistati ha indicato una risposta precodificata: tutti si sono soffermati sulla voce ‘altro’, senza però specificare dettagliatamente le motivazioni in merito.

Il questionario è poi proseguito approfondendo una dimensione complementare a quella appena analizzata, ovvero quali servizi lo C.S.E.N. può offrire alle associazioni di promozione sociale. Alla domanda sui servizi di maggiore intereresse, che prevedeva un massimo di tre risposte, sono state raccolte 141 risposte, che hanno evidenziato i seguenti ambiti principali:
• ‘formazione’ (24% sul totale delle risposte, indicata dal 63% degli intervistati);
• ‘promozione, intesa come collaborazione e sviluppo di progetti tra Associazioni (23% sul totale delle risposte, indicata dal 61% degli intervistati);
• ‘consulenza fiscale e amministrativa’ (19% sul totale delle risposte, indicata dal 50% degli intervistati);
• ‘consulenza progettuale’ (18% sul totale delle risposte, indicata dal 46% degli intervistati);
• ‘consulenza alla comunicazione sociale’ (9% sul totale delle risposte, indicata dal 24% degli intervistati);

Gli altri ambiti indicati nelle risposte precodificato, sono in relazione alla frequenza delle risposte registrate sono apparsi marginali (vedi grafico n. 21 e n. 22).

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Dalle risposte a questa domanda emerge un potenziale di sviluppo delle relazioni con l’ambito della promozione sociale che non è solo sul piano degli aspetti funzionali come la consulenza fiscale, informatica ecc. Si delinea con forza nuovamente il terreno dello scambio di competenze attraverso la potenziale offerta di informazione e il tema della progettualità comune. Viene rafforzata dunque la percezione, segnalata precedentemente, del sociale non come terreno di conquista ma come terreno di confronto e scambio di saperi ed esperienze

La successiva domanda è stata rivolta all’esplorazione di quanto i Comitati locali si sentono preparati a fornire servizi di consulenza e di affiliazione delle APS. In base alla risposta fornita, il campione degli intervistati si divide nettamente in due quote eguali: il 42% si sente sufficientemente preparato, ma una quota identità (42%) indica di sentirsi ‘solo in parte’ preparato. Solo il 16% degli intervistati, invece, riconosce di non sentirsi preparato a questo compito (vedi grafico n. 23).

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Interessante è evidenziare che la percezione della competenza dei Comitati a offrire servizi di consulenza e di affiliazione alle associazioni di promozione sociale risulta in parte correlata all’aver nel corso degli ultimi due anni realizzate attività o iniziative particolari con una valenza ”sociale”.  Infatti, incrociando la domanda n. 4 relativa all’aver realizzato attività sociali negli ultimi due anni con la n. 19 relativa a quanto i Dirigenti sentono il comitato preparato a fornire servizi e consulenze alle APS si evidenzia come chi fa attività sociali è poi nettamente più pronto anche a fornire servizi di consulenza; invece - come rappresentato nel grafico n. 23/A - chi non ha svolto tali attività si ritiene solo parzialmente o per niente competente a cogliere quest’opportunità.

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Inoltre, tale percezione dell’adeguatezza a fornire servizi di consulenza alle APS risulta in correlazione anche con la preesistente collaborazione con associazioni di APS o reti di associazionismo, come evidenziato nel grafico n. 23/B. dove si rappresenta l’incrocio tra la domanda n. 19 e la n. 8 sulla collaborazione con le APS
Pertanto, appare chiaro che se vi è sicuramente un problema di competenze questo è collegato a un atteggiamento più o meno aperto al mondo del sociale e dell’associazionismo. La parte di C.S.E.N. che guarda al sociale poi trova anche le competenze e le conoscenze mentre quella che non intravede questo come un orizzonte strategico non è in grado poi neanche di coglierne gli aspetti economici di finanziamento e le opportunità di mercato correlate.

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Il campione si ricompatta nella risposta alla successiva domanda, finalizzata a rilevare l’interesse allo sviluppo di ulteriori conoscenze sulla promozione sociale. L’87% degli intervistati si dichiara, infatti, interessato (v. grafico n. 24).

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La penultima domanda del questionario è stata tesa a verificare la conoscenza della gestione delle APS sugli aspetti legali, amministrativi, economici e finanziari da parte degli intervistati. Il 62% ha affermato di conoscere tali aspetti (vedi grafico n. 25).

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Per acquisire maggiori conoscenze bel campo il 57% degli intervistati si dichiara interessato a partecipare a incontri informativi o formativi sulle tematiche relative al mondo delle associazioni di promozione sociale (vedi grafico n. 26). Il dato non  appare molto alto se raffrontato con l’87% che sostiene di voler sviluppare ulteriori conoscenze sulla promozione sociale (grafico 24). E’ possibile che la formula tradizionale degli incontri di formazione/ informazione non sia la più apprezzata da tutti e che magari si voglia acquisire queste conoscenze maggiormente in un contesto concreto del “fare”.

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Vi è però probabilmente anche una questione di atteggiamento che siamo andati ad approfondire incrociando questa domanda sulla formazione con la 19 nella quale si indaga la competenza nell’offrire servizi e consulenze alle A.P.S.. Come si può notare nel grafico 26/A paradossalmente chi chiede maggiormente formazione /informazione è chi ha già competenza, mentre chi non la ha non la vuole. Possiamo ipotizzare dunque che mentre alla domanda generica: se interessa sviluppare più conoscenze ( grafico24) si risponde di si, quando si tratta invece di immaginare un azione concreta che impegna tempo ed energie per alcuni il tema sociale per alcuni non diventa una priorità, mentre chi sta già avviando relazioni e agendo strategie ( la maggioranza) in questo senso chiede ulteriori strumenti e conoscenze.

26 A

Infine, il questionario si chiudeva con una domanda aperta tesa ad individuare una strategia per aumentare la capacità dello C.S.E.N. nel mondo della promozione sociale. Benché non tutti gli intervistati abbiamo risposto a questa domanda, sono state raccolte n. 43 risposte, particolarmente significative, che sono state successivamente ricodificate, consentendo l’individuazione dei seguenti ambiti strategici:
• Strategia di potenziamento della diffusione delle informazioni utili sulla progettazione, indicata da n. 6 Dirigenti, che richiedono, ad esempio, la circolazione di ‘maggiori informazioni’ (definita anche ‘visibilità’) su tutte le ‘progettualità già finanziate, ai vari Enti iscritti ai registri nazionali e regionali negli ultimi anni’, anche attraverso la creazione di ‘una piattaforma comune con tutti i Comitati Periferici interessati in maniera da poter approfondire e migliorare le conoscenze in nostro possesso’

• Strategia di potenziamento della diffusione delle informazioni utili sulle APS, segnalata da n. 7 Dirigenti, che sottolineano l’esigenza di incrementare, secondo le parole di un intervistato la ‘conoscenza da parte di chi è deputato dal Comitato a codesto settore, delle normative per le APS e delle possibilità che queste offrono per una maggiore progettualità e sviluppo per le Associazioni iscritte presso il comitato’. A parere degli intervistati, tale strategia potrebbe essere perseguita attraverso diverse modalità, come:
- la realizzazione di un ‘vademecum’,
- l’individuazione di ‘dirigenti periferici le cui storie ed esperienze personali siano strettamente connesse al mondo della promozione sociale ed attraverso loro creare una rete che vada a contaminare gli altri comitati (soprattutto attraverso una formazione mirata)’;

• Strategia di incremento della formazione, indicata da n. 11 Dirigenti, i quali evidenziano l’importanza dell’ ’incontro formativo’, pensato anche come ‘convegno’, al fine non solo di approfondire le specificità delle APS o le metodologie di progettazione, ma anche come strumento utile per la creazione di ‘gruppi di lavoro’ o di una di ‘rete nazionale’, ‘in grado di trasferire al sistema quanto utile e necessario per valorizzare e sviluppare’ l’ambito della promozione sociale (come l’elaborazione di progetti, l’individuazione di sponsor, la capacità di supportare la costituzione di nuove APS, ecc.).

• Strategia di costruzione della rete (anche attraverso erogazione servizi), evidenziata da n. 7 Dirigenti, che sottolineano l’importanza di diventare un nodo ‘visibile’ di una rete per incrementare il coinvolgimento/adesione (talvolta definito ‘consenso’) delle APS, anche attraverso l’erogazione di servizi quali la consulenza fiscale e amministrativa, incontri formativi, la realizzazione di convegni, l’ideazione di progetti di rete, ecc.

• Strategia del ‘fare per imparare’, evocata da n. 5 Dirigenti, che rilevano l’importanza del cimentarsi nella progettazione, attraverso l’elaborazione di progetti ‘mirati’, sia rispetto al coinvolgimento delle APS sia attraverso l’individuazione di ambiti specifici, quali, ad esempio, le ‘tematiche ambientali’.

• Strategia di coinvolgimento diretto dello C.S.E.N. nazionale. Altri n.4 Dirigenti hanno esplicitato indicazioni, che in modo diretto o indiretto, richiedono un coinvolgimento del livello nazionale, in quanto richiamano un livello strategico programmatico, oltre che operativo. Le risposte raccolte in questa strategia sono:
- ‘elaborare modelli da seguire e reinterpretare’;
- ‘attenzionare’ di più l'organizzazione di attività rivolte alle categorie più deboli cofinanziando le attività ed investendo di più anche su quelle sedi territoriali dove esiste una sede operativa che possa dare un servizio migliore alle affiliate’;
- ‘premiare le ASD che collaborano e che utilizzano la collaborazione di APS’;
- ‘stabilire un budget annuale e sostenere di volta in volta un movimento o una iniziativa a valenza nazionale o internazionale’.

Infine, n. 3 Dirigenti, non hanno, per ragioni diverse, fornito indicazioni di contenuto nella risposta. In dettaglio le loro risposte sono state:
- Ritengo che il questionario sia utile ma non a progettare e concepire una strategia per il nostro ente al fine di promuovere ed estendere i servizi e le attività per le APS’;
- ‘Non posso esprimermi in quanto l'operato dei dirigenti nazionali mi soddisfa’;
- ‘Non saprei ho esperienza limitatissima’.

3. In conclusione….

In conclusione anche dall’ultima domanda aperta arriva una richiesta di informazione/ formazione sul tema della promozione sociale e la messa in atto di strategie sistematiche e costanti che possano costruire una continuità di intervento e una strategia organica dell’ente che si concretizza in linee guida, partnership solide e durature e supporto nell’attività progettuale. Una richiesta che sembra cogliere proprio i punti di debolezza emersi dalle’analisi delle risposte al questionario ma anche la volontà di scommettere sull’associazionismo.
In definitiva le linee di tendenza che risultano più importanti, implicite nei dati, risultano essere:
• Un atteggiamento di una maggioranza dei dirigenti (non tutti però) aperta verso il mondo del sociale e delle APS;
• Un’idea dell’incontro tra sociale e sport non banalmente inserito in una logica assistenziale, compassionevole e moralista, ma strettamente legata all’incontro possibile tra i due mondi sul terreno dell’inclusione sociale, dello sviluppo di coesione di comunità;
• La ricerca nell’incontro con il sociale di sviluppare uno scambio di competenze e approcci che possa essere utile ad entrambi i mondi per mettersi in gioco e cogliere elementi nuovi;
• la difficoltà però a fare di questa scommessa sul sociale una priorità al di là del lavoro ordinario delle federazioni e a costruire strategie di lungo respiro capaci di sostanziarsi in una logica progettuale;
• una carenza di alcune informazioni/competenze necessarie a dare continuità a una strategia ma anche una domanda e una disponibilità ad acquisire queste nuove competenze da parte di quella parte dei dirigenti che ha messo in atto in questi anni un’apertura verso l’associazionismo e il sociale.

In definitiva sembra essere matura oggi nello C.S.E.N. la possibilità di fare un salto di qualità che porti l’Ente a sposare una progettualità più complessiva, che incontri le aree di confine tra sport e dimensione socio-culturale. Un salto di qualità che non è stato ancora fatto in modo sistematico e strategico, ma che vede esperienze, attitudini e disponibilità in campo. In questo senso vi è una domanda di strumenti e supporti che possano permettere questo salto di qualità da parte di buona parte del corpo dirigente. Una domanda a cui rispondere in modo omogeneo.

 

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